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Quali sono stati i motivi o le scelte che
ti hanno portata dopo un anno molto buono nell’Ostuni (B2 gir. G)
all’Aquila Azzurra Trani?
Dopo aver raggiunto la promozione in serie
B1 con l’Ostuni, ho scelto di venire a giocare a Trani perché mio marito
Paolo che gioca a basket doveva trasferirsi a Corato per giocare lì. Anche
il mio ex allenatore Solombrino mi ha consigliato di venire qui e alla
fine tra le due proposte che ho ricevuto dal Trani e dal Valenzano ho
deciso di venire a Trani anche perché sapevo di trovare un clima familiare
e altre giocatrici che come me sono mamme e possono capire certe esigenze.
Per me tutto questo è stato fondamentale.
Puoi raccontarci un po’ la tua carriera
pallavolistica?
Ho iniziato a giocare all’età di 9 anni a
Rio De Janeiro nel Flamenco. All’età di 17 anni ho vinto una borsa di
studio in un’Accademia Universitaria negli Stati Uniti dove mi sono potuta
laureare e nel frattempo giocare a pallavolo. Sono rimasta lì fino al
1998. Nel 2000 mio marito ha avuto la cittadinanza italiana e quindi la
possibilità di giocare a basket nel vostro paese e siamo venuti in Italia.
Dal 2002 ci siamo spostati prima a Trapani, poi a Brindisi dove ho
iniziato ad allenarmi nella formazione di B1 senza mai poter giocare e
dove ho conosciuto anche Ida Taurisano, infine ad Ostuni nel momento in
cui una nuova normativa mi permetteva di poter giocare. Lo scorso
campionato per me è stato il primo dopo una lunghissima assenza, non avrei
mai e poi mai potuto immaginare di poter ritornare a giocare a pallavolo.
Conoscevi Trani prima di venirci a giocare
e come ti trovi?
Qui mi trovo benissimo, come detto
l’ambiente ed il clima è quello giusto per conciliare un po’ tutte le cose
per me. A differenza di Ostuni dove lo scorso anno più di una ragazza era
nuova, qui ho trovato uno spogliatoio già affiatato e sia per me che per
altre nuove ragazze è stato più facile adattarci. Con Rosa e Raffaella (Balducci)
ho legato moltissimo, ora si tratta di adattarmi al meglio al gioco della
palleggiatrice visto che è nettamente diverso dalla mia ex compagna e
trovare la giusta formula chimica per fare un ottimo campionato.
Dopo “il mito” Mirela Sesti un’altra
brasiliana al Trani nel suo ruolo, raccontaci un po’ se hai mai avuto
l’occasione di conoscerla personalmente e che cosa provi a giocare nel
ruolo che è stato suo
Ho conosciuto Mirela giovanissima in
Brasile, avevo circa 12 anni e lei una ventina. Mi ricordo pochissimo ma
già da allora era molto forte e famosa. L’ho rincontrata pochi anni fa
quando giocava nel Palermo e venne a Brindisi per una partita. Lei si
ricordò di me e ci salutammo con affetto. Purtoppo non ho avuto modo di
vederla giocare qui in Italia in campionato e seguirla bene perché appunto
ho ricominciato a giocare a pallavolo da pochissimo tempo.
A Trani hai preso il posto da centrale
lasciato vuoto da Rossella Mastrototaro, una bandiera per la nostra
tifoseria. Cosa ti senti di dire a Rossella e a noi tifosi?
Purtoppo non ricordo molto bene Rossella.
Lo scorso anno quando il Trani venne ad Ostuni ricordo che un po’ tutta la
squadra non giocò molto bene e vincemmo nettamente per 3 a 0. Nella gara
di ritorno Rosella saltò quella partita per un infortunio quindi non mi
sento in grado di dare giudizi. Spero soltanto di fare bene.
Che differenza
c’è tra la pallavolo italiana e quella brasiliana?
E’ difficile giudicare due scuole molto
forti di pallavolo quando manchi dal giro per parecchi anni. Sia l’Italia
che il Brasile sono due nazioni che vantano una storia pallavolistica
molto forte, basta vedere i risultati di entrambe le nazionali per avere
un’idea. La crescita di un talento secondo me la fanno i vivai e come le
società allenano da piccolissime le ragazzine, cioè la base di ogni
singola giocatrice. Io ai miei tempi in Brasile già a 12 anni facevo 3 ore
di allenamento al giorno tutti i giorni, un allenamento molto duro ma che
dà i suoi frutti. Poi il resto la fa la passione che una persona porta
dentro di se.
Quali sono i tuoi
hobby?
Sono una ragazza
tranquilla, quando posso resto a casa con mio marito e mio figlio. Mi
piace la cucina italiana, specialmente la pizza!
Come riesci a
conciliare i tuoi impegni pallavolistici con il tuo bimbo?
Vivo a Corato ed effettivamente con due
genitori atleti è un po’ difficile trovare i tempi giusti. Per fortuna mio
figlio è un bambino tranquillo e soltanto per 2/3 ore la settimana lo
affidiamo ad una brava ragazza, per il resto si è già abituato a questo
stile di vita senza problemi.
Quali
sono i tuoi obiettivi per questa stagione e quelli futuri
Certamente di fare un campionato tranquillo.
La società ha come obiettivo la salvezza, ma per me dire che puntiamo a
salvarci è come dire che siamo scarse rispetto ad altre formazioni cosa
che per me non è per nulla vero. Oltre a Rosa Ricci e Raffalella Balducci
abbiamo una buona squadra con le sorelle Milillo, il capitano De Pinto e
un’ottimo libero Marianna Del Rosso. Manca ancora, a mio avviso, un po’ di
ricezione. Se riusciamo a migliorare questo fondamentale riusciremo ad
attaccare meglio. Secondo me puntiamo da metà classifica in su…ricordo che
anche lo scorso anno ad Ostuni siamo partiti per salvarci e alla fine
siamo arrivate in B1 passando dai play off…
Qual è
la squadra che temi di più quest’anno?
Nessuna in particolar modo. In generale si
devono temere di più le squadre sulla carta meno forti perché in quelle
partite hai tutto da perdere, mentre giocarsela contro squadre più forti
come Pontecagnano o Mercato San Severino non avendo nulla da perdere, si
finisce quasi sempre per giocar bene.
Qual è il tuo mito sportivo?
La giocatrice di pallavolo brasiliana Virna
Dias, trovo che sia davvero molto forte.
Articolo a cura del Gruppo Afecionados Trani 1999
www.afecionadostrani.it
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