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INTERVISTA A TONI CHIEPPA
Sei sulla panchina dell’Aquila Azzurra ormai da una vita con nostro grande piacere, ma da quanti anni alleni e come hai iniziato? Alleno ormai da vent’anni. Ho iniziato a giocare all’età di 14 anni e ad allenare mentre frequentavo l’ISEF, soprattutto per mettere un po’ in pratica ciò che stavo studiando. Da giocatore ho avuto esperienze sino alla serie C maschile sempre nell’Aquila Azzurra con Pino Filannino con il quale ho condiviso anche alcune tra le esperienze più esaltanti da allenatore ( A2 95/96) . La prima squadra che ho allenato è stata l’under 16 maschile dove ha mosso i primi passi Beppe Fabiano che ancora oggi gioca in categorie nazionali. Anno dopo anno sono passato in prima divisione femminile e poi in serie C a fare il secondo di Michele Drago fino alla storica parentesi degli anni 90 dalla serie A2 alla serie A1 sempre come secondo ma di Roberto Brattoli , contemporaneamente curavo il settore giovanile (dal quale sono emerse alcune delle giocatrici che fanno parte dell’attuale gruppo di B2) sempre coadiuvato da tanti allenatori del circondario come Gino Melodia oltre al già citato Pino Filannino. Poi nella stagione 1995/96 mi fu affidata la serie A2 come primo allenatore ; il resto è storia recente : dalla serie D del 96/97 alla B2 di oggi . Alla luce dei tuoi trascorsi da giocatore nella maschile e dalla tua esperienza, che differenza c’è tra la pallavolo femminile e la maschile e quale è più difficile allenare? Sono due realtà essenzialmente diverse. Oggi ci sono molte differenze, la maschile si basa sulla fisicità , in 6/8 secondi l’azione termina e, ad esempio, ci sono impostazioni di muro diverse mentre nel femminile capita di assistere ad azioni più prolungate e ad una maggiore varietà di combinazioni d’attacco e poi altri fattori come la battuta , per esempio meno frequente quella in salto , almeno nelle categorie più basse , e comunque abbastanza ficcante grazie all’altezza diversa della rete . Nella femminile se vogliamo c’è più fantasia, il tono muscolare delle ragazze è diverso e si cerca di mantenere la concentrazione per più tempo per permettere di dare il massimo per tutta l’azione. Che rapporto hai avuto per tanti anni da secondo con Roberto Brattoli in serie A e come hai vissuto l’ultimo avvincente campionato di A2 nel 1995/96 alla guida per la prima volta da mister? Con Roberto ho avuto un rapporto splendido. Ovviamente ognuno di noi manteneva il proprio ruolo e riuscivamo comunque ad integrarci uno con l’altro dando sempre un unico punto di riferimento alla squadra e quindi penso che siamo “cresciuti” insieme sotto tanti punti di vista ; ho un buon ricordo sia dei momenti belli che abbiamo passato che di quelli meno felici soprattutto in serie A1 quando le cose stavano andando meno bene. Siamo stati sempre uniti nelle decisioni che dovevamo affrontare. Ricordo volentieri anche il fratello di Riccardo Liso, Savino che curava la preparazione e le mani d’oro Giovanni Paradiso che ancora oggi ci accompagnano. La stagione 1995/96 per me invece è stato davvero un banco di prova, una specie di tesi di laurea all’università della pallavolo. Ricordo che in quell’anno rimase dalla A1 soltanto Isa Azzollini, lGraziana Minunni e Paola Capuano e integrai la rosa con alcune ragazze delle giovanili tra cui Danila De Liso (oggi a Valenzano in B2) e altre giocatrici italiane in cerca di affermazione come Valeria Marletta (ancora oggi in A1) , Eva Ceccatelli, Stefania Cassuscelli ( campionessa di beach volley) e la naturalizzata Norma Ruggero . Inoltre mi ricordo molto volentieri della cubana Norka Latamblè per il suo contributo in campo e fuori sia a livello umano che di scambio tecnico ; alla fine facemmo un campionato in cui soffrimmo un po’ ma la salvezza finale conseguita nella gara di Vicenza fu come una promozione . Di tutte le giocatrici che hai allenato, quale ti è rimasta nel cuore? E qual è la giocatrice più forte che hai allenato a Trani? A primo impatto mi verrebbe da dire Rosa Ricci anche perché la conosco da quando lei aveva 16 anni ma in generale mi sono rimaste tutte nel cuore. Certamente la giocatrice con più potenza fisica è stata Rita Ockratckova mentre la giocatrice più forte che ho allenato, tecnicamente parlando, è stata senza dubbio Tatiana Anoufrieva ( entrambe a Trani nella stagione 93/94) proveniente dalla scuola dell’Uralocka ( del mitico Karpol); vederla allenare sembrava di sfogliare un manuale della pallavolo . Davvero molto tecnica su tutti i fondamentali. Se dovessi scegliere, per scherzo, una squadra da allenare che sceglieresti? Beh, il Bergamo…anzi no, l’Aquila Azzurra dell’A2 che vinse il campionato e andò in A1, davvero una bella squadra . Anche se il sogno è allenare la nazionale…( scherzo, si capisce) Questo campionato di B2 ci vede finalmente protagonisti nella parte alta della classifica , cosa secondo te ha fatto la differenza rispetto al passato campionato di B2 e dove possiamo ancora migliorare per fare il salto di qualità? Certamente il collettivo è cresciuto molto sia tecnicamente che come gruppo e sicuramente una grande mano la dà la presenza di Rosa Ricci e Raffaella Balducci che, come ben sapete, due anni fa non c’erano. Quest’ anno l’obiettivo primario è la salvezza ma se poi ad un certo punto restiamo in corsa per un posto play off ce lo giocheremo. Come ho già detto le ragazze della squadra sono migliorate molto in pochi anni, ma c’è ancora molto da lavorare per arrivare al top del rendimento del gruppo , soprattutto nella continuità oltre che naturalmente negli aspetti tecnici individuali di ogni singola atleta . In tutti questi anni qual è stato il tuo più grande rimpianto da allenatore e la tua più grande gioia? La gioia più grande ovviamente la serata in cui salimmo in serie A1 in casa con il Firenze, mentre il mio più grande rimpianto è aver perso la serie A1 per quoziente set e con una squadra, anche se più debole di quella dell’anno precedente , che in fin dei conti poteva salvarsi . Intervista a cura del Gruppo Afecionados Trani 1999
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