|
A che anno
hai iniziato a giocare a pallavolo e in che società hai cominciato a muovere
i primi passi?
Ho iniziato
a giocare a pallavolo nel settembre del 1990 all’età di 9 anni per pura
casualità. Sin da 6 anni ho iniziato a praticare sport come nuoto, basket,
pattinaggio ma nell’estate del 1990 mi avvicinai alla pallavolo grazie ad un
corso gratuito estivo che organizzò l’Aquila Azzurra Trani e fui “scoperta”
proprio da Gino Melodia, un allenatore di Altamura che all’epoca curava il
centro CAS di Trani e che mi scelse per entrare nella rosa. Di quel gruppo
ricordo che facevano parte anche Angela Palmiotto e Teresa Di Clemente.
Ricordo con piacere che più avanti negli anni nel 1996 fui convocata in
panchina in serie A2 per le gare casalinghe mentre contemporaneamente
giocavo in serie D allenata da Franco Marzocca. Quell’anno fù bellissimo sia
perché ebbi la fortuna di assaporare la serie A e anche perché vincemmo il
campionato e salimmo in serie C.
Oltre
all’Aquila Azzurra in che altre società hai militato?
Ho avuto
soltanto un’esperienza oltre Trani, quella di Margherita alla New Team nella
stagione 2000/2001, l’anno seguente alla retrocessione dell’Aquila Azzurra
in serie D. La società mi propose di fare quest’esperienza anche perché
sulla panchina del Margherita sedeva Pino Filannino (ex Aquila Azzurra ndr).
Ho un bel ricordo di quell’anno, le ragazze e la società mi accolsero bene e
facemmo un bel campionato al vertice. Ricordo che arrivammo terze con
l’Amatori Bari che vinse il campionato e purtroppo non avemmo l’opportunità
di fare i play off destinati soltanto alla seconda classificata. Se fossimo
salite in serie B2 quasi sicuramente sarei rimasta lì, invece il destino mi
ha riportato l’anno seguente a Trani a riaffrontare nuovamente un campionato
di C con il ritorno immediato in quella serie dopo un anno di purgatorio in
D.
Oltre la
pallavolo che, pensiamo occupa un posto importante nella tua vita, di che
altro ti occupi nel tempo libero o per professione?
Sono molto
occupata per via del mio lavoro, faccio parte della cooperativa Prometeo di
Trani e stò lavorando come educatrice di ragazzi diversamente abili alla
scuola media Baldassarre e contemporaneamente porto avanti altri progetti
sempre nel sociale in collaborazione con la Coop. Etnie di Bisceglie e la
Caritas della nostra diocesi come ad esempio il progetto Sossa che mi vede
consulente legale per l’orientamento dei detenuti extracomunitari sia nel
carcere femminile che maschile di Trani. Non vi nascondo che con molto
orgoglio io con altri soci abbiamo fondato anche una cooperativa tutta
nostra.
Abbiamo
letto su qualche articolo pubblicato che il tuo mito sportivo è Mirela Sesti,
l’indimenticata centrale dell’Aquila Azzurra al tempo della serie A.
Spiegaci un po’ il perché e cosa ti ricordi di quegli anni fantastici
Il tutto è
nato da una cena che facemmo qualche anno fa con degli amici e tra questi
c’era anche Nico Aurora che mi domandò che giocatrice mi piaceva in serie A
e io risposi Mirela Sesti. Da ragazzina vedevo fare la 9 da due campionesse
come Rosa Ricci e Mirela Sesti e oggi il destino ha voluto che al posto
della Sesti ci sono io a fare la centrale sempre con Rosa al mio fianco e
per me è un grandissimo onore ricoprire quel ruolo che è stato di Mirela.
Descrivici
un po’ i tuoi pregi e difetti
Beh, da
buon Leone sono testarda e logorroica ma anche ottimista, solare ed onesta
con tutti. Sono anche molto orgogliosa di tutto ciò che faccio e delle cose
in cui ci metto tutta me stessa.
Progetti
per il futuro a breve e lungo termine?
Certamente
continuare a giocare a pallavolo, lavorare per quello che ho studiato e
continuare ancora a studiare perché non mi sento per niente arrivata e,
infine, quando economicamente potrò farlo sposarmi.
In tutti
questi anni, chi maggiormente ti è stata vicina e ti ha seguita e
incoraggiata nel mondo della pallavolo?
Sicuramente
la mia famiglia con mio padre in primis e Pasquale, il mio ragazzo.
Se avessi
soltanto un desiderio da esprimere che cosa chiederesti?
A 24 anni
mi ritengo pienamente soddisfatta di quello che ho, ho un lavoro, gioco a
pallavolo e mi diverto, c’ho un fidanzato che mi vuole bene quindi non
desidero niente di più di quel che ho dalla vita….anzi c’è una cosa che
vorrei: un Lucano!
Dopo una
fine 2005 un po’ in salita per la squadra con i tanti infortuni, l’inizio
del 2006 è ritornato ad essere davvero spumeggiante sia per il gioco che per
i punti pesanti raccolti. E’ un caso che questa rinascita sia avvenuta in
concomitanza con il tuo recupero dopo l’infortunio alla mano e al rientro
del capitano De Pinto?
Secondo me
si, anche se c’hai ragione quando dici che i molti infortuni ci hanno
condizionato negativamente nell’ultima parte dell’anno. Troppe volte sia io
che molte di noi sono state costrette a non allenarsi bene o affatto per via
degli infortuni che ci hanno pesantemente danneggiato e poi domenica in gara
si vedeva quanto soffrivamo. Certamente con l’ingresso di Laura è subentrata
una maggiore determinazione perché è il capitano ma non ci sono in squadra
individualità, siamo tutti bene o male sullo stesso piano Ricci e Balducci a
parte.
Parlaci un
po’ di questo bel campionato che ci state regalando e di come lo stai
affrontando magari rispetto ad altri campionati precedenti
Quest’anno
ci stiamo togliendo tante soddisfazioni, a dar retta ai media siamo partiti
a pari livello del Cellino ad esempio se non peggio e invece sul campo
stiamo navigando in zona play off. Certamente quest’anno c’è stata una
crescita psicologica e tecnica e un modo di affrontare le gare nettamente
diverso, temprato dopo la figuraccia rimediata 2 anni fa. Dentro di noi c’è
una gran voglia di riscatto e sono sicura che se fossimo state ripescate
nello scorso campionato di B2, forti dell’esperienza, avremmo saputo
affrontare le partite in modo diverso.
Dopo
l’infortunio di Titti Delvino in serie B l’anno seguente con molto fair play
gli hai ceduto la maglia numero 7 che fedelmente portavi da qualche stagione…nello
spogliatoio quindi si è rivenuta a creare un rapporto saldo tra voi ragazze
dopo qualche malumore nella scorsa B2?
Per
parecchio tempo ho indossato la maglia numero 7 e il mio ragazzo che gioca a
basket il numero 6 e in quell’anno decidemmo di scambiarci rispettivamente i
numeri, io il 6 e lui il 7. Il mio numero piaceva a Marianna Del Rosso ma
alla fine lo diedi molto volentieri a Titti Delvino che lo desiderava dopo
l’infortunio..
Che
sensazione ti fa giocare insieme a Rosa Ricci e negli anni scorsi con Isa
Azzollini?
Rosa per me
è una campionessa vera. Da sola e mezza squadra e l’altro quarto di squadra
è Raffaella Balducci. Con Rosa, visto i nostri ruoli, ho un rapporto molto
stretto, siamo praticamente in simbiosi e lei non smette mai di darmi
consigli che memorizzo e li faccio miei perché so che tutto ciò che dice
l’ha provato e l’ha vissuto. Praticamente,senza nulla togliere al nostro
mister, Rosa è l’allenatrice in campo. Anche Isa è stata importante, come
Rosa ha avuto la forza di rimettersi in discussione ritornando a giocare in
serie che in realtà non le competono e ci ha trasmesso molte sue esperienza
di gioco. Però visti i nostri ruoli differenti in campo non tanto la seguivo
in attacco ma quanto in difesa e in ricezione dove è imbattibile.
Qual è il
campo, la città o la tifoseria che vorresti rincontrare?
Certamente
mi è piaciuto molto il clima che siè venuto a creare tra la vostra tifoseria
e la tifoseria del Valenzano, quindi il Valenzano mi piacerebbe rincontrarlo
per il clima di gemellaggio che si respira durante le gare. Mentre mi
piacerebbe rincontrare per giocarci contro il Margherita, Modugno e Amatori
Bari perché c’ho dei buoni ricordi in quanto in queste partite c’è sempre
stata una grande carica emotiva che accompagnava le gare e che le rendeva
uniche. |