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 ANNA VANIA MELLO

CAMPIONESSA DEL MONDO

 

 

Nata a Copertino (Lecce) il 27 febbraio 1979. E' alta 186 centimentri e il suo ruolo è quello di centrale, anche se in nazionale gioca anche da opposto. Anche se è giovanissima, Vania gioca a pallavolo da una vita: ha iniziato quando aveva 8 anni, nelle giovanili del suo paese. Nella stagione 92/93 gioca in serie D, con la Polisportiva Carminiano. E a soli 14 anni esordisce in A2, con la maglia dell'Aquila Azzurra Trani dove è cresciuta pallavolisticamente parlando, militando in seconda squadra in serie C con Paola Capuano che gioca in A2 nel Bari. Dopo un anno Vania e tutta la squadra dell'Aquila Azzurra Trani sale, disputando un campionato eccezionale, in serie A1 per la sua prima volta. In serie A1 disputa qualche spezzone di partita e già si mette in evidenza, infatti sarà ben presto chiamata in Nazionale Pre Juniores. Nella stagione 95/96 Vania Mello si trasferisce purtroppo ad Altamura (A1) e in quella successiva sceglie Matera, dove è rimasta fino al 99/2000, con l'intervallo dell'esperienza al Club Italia (98/99). Anna Vania Mello con la maglia della nazionale ha vinto un oro Europeo pre-juniores, un argento ai Mondiali pre-juniores. Sempre con la maglia azzurra ha raggiunto il 5° posto ai Mondiali del '99 e la qualificazione olimpica ai Giochi di Sydney 2000 e ultimamente si è laureata campionessa del Mondo 2002 in Germania.

Noi di Trani la ricordiamo ancora con immenso affetto e felicissima il giorno della promozione in serie A, su un parquet inondato di spumante.

Noi tutti speriamo di rivederla al più presto ricalcare il parquet del Pala Assi magari in qualche partita in Nazionale.

Vi riproponiamo un'intervista rilasciata recentemente al magazine "Super Volley"

"E' vero, sai - ammette Vania quasi fosse nel confessionale della nostalgia, ero una bambina, a Lecce. Andavo matta per i cartoni animati giapponesi dedicati al volley. Mi rendo conto di non essere originale, alle giocatrici della mia generazione è capitato in più di un caso. E insomma, quando finiva la trasmissione in Tv, io scendevo per strada e poi mi mettevo ad imitare le eroine dei cartoni.Prendevo la palla e la sbattevo contro il muro. E una, e due, e tre e cento volte...  

I vicini di casa, proprietari del muro contro il quale io scagliavo il pallone, dovettero risistemare i decori almeno due volte! Quando mi capita di incontrarli, adesso, sono tutti allegri e sorridenti e  mi dicono: insomma, Vania, un po' è anche merito nostro, se adesso sei campione d'Italia, se stai in nazionale ecc.Il bello è che hanno ragione, io sono convinta che alle radici di ogni avventura ci sia qualcosa di primordiale, se dopo i cartoni giapponesi mi avessero impedito di sfogare contro il muro la mia passione per la pallavolo, chissà, forse adesso non sarei qui...  

Vania a 8 anni

Quei muri gli ho rotti ma non sono un rimpianto. Il rimpianto semmai è un altro: al volley ho sacrificato la scuola, lo studio. Mi sono pentita, nel senso che magari avrei anche potuto tentare di conciliare le due cose, dopo la terza media. Invece al diploma non sono mai arrivata e anzi ero un tipo birbante, sai. Uscivo di casa con lo zaino ma dentro non c'erano i libri, semmai le ginocchiere e la tuta. Varcavo i cancelli di scuola e poi scappavo dall'uscita posteriore e andavo in palestra. Ad allenarmi. In palestra dicevo: oh, oggi a scuola c'era sciopero, così ho pensato di dedicare il tempo alla pallavolo. E siccome di sciperi a scuola se ne fanno tanti, mi credevano. Poi quando lasciavo la palestra tornavo a casa e dicevo in famiglia: all'ultima ora c'era educazione fisica...

Diciamo che ho preso in giro un po' di gente e questo non va bene, l'ho fatto ma è stato un errore. E' durata sei mesi, e poi la verità è venuta a galla e giustamente chi doveva farlo mi ha massacrata di rimproveri. Adesso, ripeto, mi dispiace, vorrei rimediare, prendere i libri in mano, recuperare.Ho una scusante, non è facile, la pallavolo al massimo livello la devi vivere a tempo pieno, se vuoi essere competitiva non hai modo di con concentrarti su altre cose. Però lo dico a tutte le ragazze più giovani di me, oggi che io ho 23 anni: guardate che la cultura è importante, l'istruzione e fondamentale...  

Fondamentale è anche avere una famiglia fantastica come la mia. Scrivilo dai: mia madre Silvana è un mito e mio padre Salvatore è una leggenda. Ma lo sai cosa hanno fatto quando io avevo poco più di 13 anni e la società dell'Aquila Azzurra Volley Trani venne a propormi il trasferimento? La mamma disse che era assurdo permettere ad una ragazzina di andare sola per il mondo a quella età. Ma disse anche che la famiglia poteva benissimo pensare di seguire la ragazzina! E lo hanno fatto, sono stati con me sino a quando non ho tagliato il traguardo di 18 anni! Ti rendi conto? Hanno cambiato vita, abitudini, amicizie, esclusivamente per permettermi di inseguire un sogno. Credo ci sia stata una testimonianza di affetto straordinaria.  

 

Vania all'Aquila Azzurra Trani 1995

 

Poi le cose hanno girato per il verso giusto, ma sicuramente non sarei arrivata dove sono se non avessi avuto una mamma così, un papà così, una famiglia così. Non solo mi hanno accompagnato a Trani, sono venute anche con me nelle tappe successive della carriera, ad Altamura, a Matera. Fino a 18 anni, sempre con me. Sono stati grandi, stupendi.  

Io sono pugliese, di Lecce, sono nata a 6 km dalla casa di Fefè De Giorni. Forse era destino che tra De Giorni, i cartoni animati e il muro contro il quale sbattere la palla le cose prendessero la piega che hanno preso. All’idea che la pallavolo non fosse solo un divertimento dell’infanzia ho cominciato appunto a pensare proprio quando mi spostai a Trani : ero nell’under 13, ma facevo tutte le partite anche nella categoria superiori e mi convocavano pure, come cambio, in prima squadra…  

 

Vania all'Aquila Azzurra Trani 1995

 

Oggi lo so cosa qualcuno mi dice di m. Ho amici che sostengono che ormai posso stare tranquillamente  nei primi tre centrali del pianeta.. Ma io rispondo che tenere i piedi incollati alla base è una buona base di partenza. Non trovo sistema migliore, nel crescere sul campo, dell’umiltà. Guarda non ti stò facendo una menata retorica, è solo che sono convinta che il miglioramento quotidiano sua indispensabile, sia una premessa necessaria per il definitivo salto di qualità.

Ecco, io oggi mi sento ad un bivio. Credo che la mia carriera sia arrivata ad uno snodo decisivo. Ho appena vinto il mio primo scudetto e magari dopo ne parliamo, se ti và. Sono in nazionale, in un gruppo che ritengo abbia prospettive enormi. In mezzo ci sono io, con le mie speranze e le mie ambizioni. Non mi pongo limiti ma sono la prima a sapere che debbo progredire. No, non sono una dei tre migliori centrali del mondo. Scrivi però che mi piacerebbe un casino diventarlo, sì.

E con me al bivio c’è tutto un gruppo che chiamiamo nazionale. Qui bisogna fare un discorso molto chiaro e preciso. A me non piace nascondermi dietro un dito. Io non escludo nulla, nel senso migliore del termine. Mi spiego: io non escludo che l’Italia delle donne possa ripetere il cammino memorabile della nazionale maschile. Loro hanno attraversato le generazioni, hanno vinto praticamente tutto, tranne l’Olimpiade. Sono stati fantastici. Noi ce li mettiamo davanti. Come modello. Come punto di riferimento. Come stimolo.  

 

Il primo campionato vinto a Bergamo nel 2001/2002

 

Quello di Bonitta è un collettivo che ha il grande vantaggio di aver accumulato una notevole esperienza a dispetto di un’età relativamente bassa. Dico, siamo giovanissime! Ciò nonostante abbiamo chiuso il mondiale di 4 anni fa al quinto posto. Poi c’è stato un europeo con la medaglia di bronzo. E dopo la qualificazione olimpica che era un’impresa storica, sebbene a Sidney le cose non hanno funzionato nella maniera migliore, anche se a Sidney io ho visto per la prima volta il mio attuale fidanzato, ma di lui caso mai parliamo dopo. E nel 2001 all’Europeo abbiamo preso l’argento.

Vedo un trend positivo, una crescita costante. Ci stà aiutandoli campionato, la nostra A1. Perché il livello è elevato e ogni partita di A1 permette a tutte di imparare qualcosa, premette di migliorare attraverso il confronto. Ci sono tante straniere brave  e questo è un momento di verifica permanente.

Adesso si avvicina il nuovo mondiale e guarda cosa ti dico, guarda, l’obiettivo minimo è di migliorare il quinto posto del 1998. Ma dico minimo, eh? Secondo me, siamo da medaglia. Non mi illudo, la concorrenza sarà come sempre fortissima, però ho l’impressione che la pallavolo femminile sia alla vigilia di un cambio gerarchico clamoroso. Ci sono squadre che stanno rinnovandosi, altre che hanno problemi di gravidanze come le cubane, insomma tutto è in movimento. Noi siamo la realtà emergente. Scrivilo pure: se al Mondiale non saliamo sul podio, francamente per me sarà una grossa delusione.  

 

Vania a Matera

 

Si, io immagino che la Cacciatori ai Mondiali ci sarà. E mi fa piacere, perché è una cara amica e poi perché a lei devo il mio salto di qualità, nell’ultima stagione a Bergamo credo di essermi espressa meglio grazie alle sue alzate,al suo modo di interpretare la partita. Nella mia logica Maurizia ha diritto ad un posto tra noi, poi si capisce che le scelte le deve fare l’allenatore e io non metto becco, ci mancherebbe.

Ma con Maurizia o senza Maurizia, noi ce la giocheremo. Mi sono data uno slogan: pensare in grande Adesso non ci sono più parti che contro avversarie che ci  schiantano psicologicamente prima della battuta numero uno. Siamo competitive mentalmente e tecnicamente. Il mio è un ottimismo legittimo, giustificato dalla storia recente e dalla passione che mettiamo nel nostro lavoro. Un’estate di collegiale è un sacrificio se non vedi la prospettiva, il tornaconto del risultato. Ma noi alimentiamo una speranza che è figlia del nostro passato e del nostro presente.

Prima della nazionale c’è stata la più grossa emozione della mia carriera. Lo scudetto, intendo. Ci giravo attorno da anni e adesso non saprei come descriverlo, perché conquistarlo mi ha travolta e stravolta, mi sono sentita finalmente protagonista di un romanza che in epoche precedenti ero sempre stata costretta a leggere, perché la parola fine non la pronunciavo mai io,mai la mia squadra.  

 

Vania in Nazionale

 

Dopo le stagioni a Matera, due anni fa ho accettato le proposte di Bergamo. E’ stata la mia fortuna, sono stata inserita in una società dove avevo la possibilità di dedicare me stesa esclusivamente alla prestazione,alla pallavolo. Perché al resto avrebbero provveduto gli altri. Era la condizione ideale per esprimere quanto di meglio avevo e ho dentro. E qui si innesta un altro discorso, che riguarda per intero il nostro movimento, il movimento femminile.

Mi spiego: se tu ad una giocatrice vuoi chiedere il massimo,se vuoi pretendere il massimo, devi evitarle lo stress del disagio. Se una mia collega non sa se verrà pagata o meno, come si può reclamare da lei la miglior partita? Io nei 2 anni di Bergamo sono stata collocata in una posizione di serenità assoluta. Non mi dovevo preoccupare se c’erano problemi ecco che qualcuno, incaricato al riguardo, li risolveva. Mi domando: è così per tutte le ragazze che militano in A1? Temo di no, purtroppo. E su questo occorre lavorare, il modello di Bergamo deve essere replicato ovunque e lo dico senza egoismo, perché se e quando le realtà fossero omogenee allora per noi diventerebbe più difficile vincere. Ma lo dico nell’interesse della pallavolo.

Il volley femminile è cresciuto, io ho appena 23 anni ma ci stò in mezzo da una vita. Non è vero che siamo rimasti indietro, come movimento c’è stata una progressione positiva. Bisogna estendere a tutti e a tutte l’idea di uno sviluppo complessivo.

A me pare che rispetto al passato l’attenzione nei nostri confronti sia cresciuta e magari anche grazie alla nazionale i media hanno dimostrato una sensibilità più accentuata. Certo, non saremo mai famose come i calciatori,  ma questa è l’Italia e va bene così,risono realtà che occorre rispettare.  Però la pallavolo merita un suo spazio e lentamente noi donne ce lo stiamo conquistando. Non molliamo la presa…  

 

.....il battesimo di Vania

 

Ma ti dicevo dell’emozione chiamata scudetto. E’ stata fantastica. Non l’avevo mai assaporata prima, c’ero andata vicina ma sempre  ero stata ricacciata indietro. E ho avuto un po’ di paura anche stavolta, dopo la prima partita con Novara,quando ho firmato 28 punti ma abbiamo perso. Sono andata dal nostro allenatore e gli ho detto: senti,così non mi piace,  perché se una è la migliore  in campo ma la squadra và sotto che senso ha? Cosa resta della prestazione singola se  poi non puoi festeggiare con le compagne?  Io di punti preferisco farne 10, ma vincere,  piuttosto che 28 e perdere.. E’ la mia filosofia di vita applicata allo sport. Nelle esperienze personali che mi rendevano così ansiosa di arrivare allo scudetto, c’era anche la storia brutta dell’anno prima. Quel titolo non assegnato, quella estenuante vicenda burocratica che aveva coinvolto Bergamo e Reggio Calabria, io la dico senza perifrasi: il titolo era nostro anche 12 mesi prima, perbacco! Poi sono state prese decisioni diverse, ma onestamente sarebbe stato meglio bloccare tutto prima della finale, perché ci hanno mandato a giocare in una situazione che era poco chiara e molto inquinata.. Per questo quando un anno più tardi, abbiamo battuto Novara, mi sono sentita in paradiso. E’ stato come consumare una rivincita che poi per me era anche la liberazione da un incubo, perché gli anni passavano e io il triangolo verdebiancorosso sulla maglietta non lo cucivo mai. E se dovessi raccontarti come ho reagito dopo l’ultimo punto, eh,  non credo che ci riuscirei, perché ho perso la testa, mi sono lasciata andare,ho sfogato nel delirio le pulsioni di una vita, la mia, che avevo speso accumulando frustrazione con quel traguardo sotto gli occhi che non riuscivo mai a varcare, ad acciuffare.

Invece posso parlarti del mio privato. Allora, sarò anche una potentissima centrale, una delle 3 migliori al mondo come dicono, però sono una gran romanticona. Dico, mi piacciono i film strappalacrime, anche se poi guardo ogni tipo di pellicola. I miei attori preferiti sono Al Pacino e Richard Gere, più un altro che adesso non ricordo. E mi ciuccio anche molta televisione, perché la sera torno a casa stanca morta dagli allenamenti e mi stendo sul divano, con una coperta sopra. Dopo di che controllo quello che scorre sul video.  

Vania Campionessa del Mondo 2002

Ah, dici che c’è dell’altro, anzi, qualcun altro? Va bene, tanto non si tratta di un segreto. Da qualche mese sono fidanzata con Salvador, un giocatore spagnolo che nell’ultimo campionato era tesserato per la Maxicono Parma. Ci siamo conosciuti alle olimpiadi di Sydney, ma la nostra storia non è cominciata sotto la fiaccola, anzi, in Australia ci eravamo limitati semplicemente ad un saluto. E la stessa cosa era accaduta più tardi, quando per caso ci siamo rivisti in una discoteca. La scintilla è scoccata solo non molto tempo fa, io ero tornata single da un po’,insomma, adesso stiamo assieme e stiamo bene"  

 

Intervista e foto tratte da "SuperVolley"

 

 
 
Anna Vania Mello, il ritorno dopo 3 anni  (fonte Asystel Volley)
 
 
 
Conferenza stampa Novara: Anna Vania Mello (fonte Asystel Volley)
 
 
 
Anna Vania Mello all'Asystel Novara (fonte Asystel Volley)
 

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